Una serata speciale a Parigi: Papi, il ristorante Japan Style di Neri & Hu a due passi dalla Biblioteca Nazionale Francese

Un enorme volume cilindrico, rivestito con piastrelle di ceramica bianca fatta a mano, sovverte la prospettiva del luogo: un vano stretto e lungo tra i muri di pietra di uno storico edificio Haussmanniano del XIX secolo

Oggi strizziamo l’occhio allo stile giapponese che si contraddistingue per l’essenzialità del proprio arredo. Un design privo di fronzoli, propenso al minimalismo e alla concretezza funzionale. I designer nipponici non prevedono arredi troppo chiassosi e soffocanti. Soprattutto non commettono l’errore di riempire e quindi appesantire gli spazi. I materiali predominanti sono pressoché il legno o il metallo. Difatti, il japan style ricorda molto il design industriale per i suoi toni ruvidi ed essenziali. Dove i tavoli e le sedie in legno donano all’ambiente un tocco di eleganza e semplicità.

In questo piccolo ristorante di 52 mq, il duo composto da Lyndon Neri & Rossana Hu  (pur non essendo giapponesi) ha mostrato grande sensibilità ed eleganza, tipica dello stile nipponico, perchè piuttosto che modernizzare gli interni, ha cercato di mostrare e preservare gli strati dei diversi materiali che denotano il lungo e storico passato dell’edificio. Lo studio con sede a Shanghai ha spiegato che i lavori di costruzione dovevano essere eseguiti “con la stessa attenzione di uno scavo archeologico”.

© Photo: Simone Bossi

L’intervento mira a svelare la bellezza dei materiali originari dell’edifico storico

“Ogni singolo elemento esistente è stato meticolosamente esaminato e la sfida consisteva nel resistere all’impulso di correggere ogni imperfezione, per onorare invece l’impronta del tempo su ogni superficie ” [..] “Ogni frammento rappresenta un periodo diverso nella storia di Parigi, formando una tela esistente bella ma stimolante”, hanno aggiunto Neri & Hu.

I rivestimenti murali e le finiture che si sono accumulati negli anni, dai precedenti occupanti ,sono stati rimossi per rivelare le vecchie superfici in mattoni o calce dell’edificio. È stata anche esposta una modanatura in pietra invecchiata che delimita la porta d’ingresso ed è stato praticato un sottile taglio nella facciata per rivelare un architrave esistente in acciaio.

Acciaio simile è stato utilizzato per incorniciare le ampie vetrate scorrevoli del ristorante. Queste possono essere aperte durante i mesi più caldi, eliminando il confine tra la sala e la strada.

© Photo: Simone Bossi

L’arredamento è stato ridotto al minimo

Gli elementi principali del ristorante Papi, dalle sedute ai tavoli fino al banco di lavoro dello chef Akira Sugiura, sono state inserite nel grande cilindro e ridotte al minimo indispensabile. Gli ospiti possono in alternativa scegliere di sedersi su una delle panche che sono state inserite nelle aperture rivestite in multistrato di betulla lungo il perimetro del volume.

Custom-made l’illuminazione e gli arredi dall’ingombro limitato, tra cui tavoli e sedie prodotti dall’azienda De La Espada, disegnati per adattarsi allo spazio ridotto. Alcuni specchietti, incorporati nel cilindro  “creano prospettive dinamiche e momenti voyeuristici tra interno ed esterno, invitando gli ospiti a incrociare gli sguardi”, ha concluso lo studio.

© Photo: Simone Bossi

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